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Referendum sull'acqua: aprire il confronto

I referendum del 12 e 13 giugno in materia di acqua hanno espresso in modo inequivocabile la volontà degli elettori: la gestione del servizio idrico integrato va affidato a soggetti di diritto pubblico.
Il primo referendum ha abrogato l'obbligo di far entrare il privato nella gestione del servizio idrico integrato, il secondo ha cancellato la remunerazione del capitale investito attraverso la tariffa.
Una nuova normativa in materia non può che rispettare tale volontà popolare.
Nel frattempo le attuali gestioni in house possono mantenere l'affidamento fino alla scadenza autorizzata (per Piave Servizi e l'A.T.S. fino al 2038).
Allontanata la presenza del privato nella gestione dell'acqua i problemi non sono affatto risolti perché bisogna fare i conti con i soci"invisibili"rappresentati dalle banche che condizionano le azioni e i programmi dei gestori che rischiano di cadere in uno stato di inerzia tirando a campare senza una strategia.
Tale atteggiamento impedirebbe investimenti urgenti e indispensabili :
per la ristrutturazione delle reti;
per nuovi impianti di depurazione;
per garantire la funzionalità di quelli esistenti.
Non sfugge a nessuno che si tratta di investimenti strettamente correlati alla qualità dell'ambiente e della salute umana.
E' doveroso precisare che nel Veneto e in provincia di Treviso sono numerosi i soggetti gestori che negli ultimi anni si sono attivati per raggiungere buoni livelli di efficienza economica,di qualità del servizio apprezzato dagli utenti.
Ora l'esito referendario impone ai gestori pubblici e soprattutto ai Comuni soci una nuova e determinata responsabilità per nuovi modelli di partecipazione e di finanziamento del servizio.
Questo è il tema su cui va aperto un ampio confronto nelle comunità locali, premettendo che sul rapporto tariffe investimenti siamo lontani dagli standard europei poiché le tariffe in Italia sono relativamente basse.
Chi propone di finanziare il servizio con la fiscalità generale senza che questo comporti un aumento della pressione fiscale deve essere consapevole che si tratta di una strada difficile se non impossibile. Ancora meno credibile ritengo la proposta di destinare risorse dei bilanci comunali per il servizio idrico integrato.
La tariffa resta pertanto una leva fondamentale da utilizzare nel segno dell'equità e del risparmio favorendo i bassi consumi.
Poiché la politica tariffaria non è priva di vincoli sociali la gestione pubblica comporterà altresì un forte rigore per ridurre i costi del servizio.
Contestualmente ad una adeguata politica tariffaria occorre attivare una serie di buone pratiche per il risparmio idrico che dovranno diventare scelte condivise dalle comunità. Per ridurre i costi vanno inoltre attuate economie di scala, mediante una collaborazione,peraltro già in atto, tra soggetti gestori per aree ottimali, riducendo,per esempio, i costi dell'energia elettrica, delle materie prime, della gestione della depurazione e dello smaltimento dei fanghi. Questo indirizzo può essere stimolato da un'Autorità di vigilanza (ex ATO) che può favorire una proficua competizione: stabiliti gli standard di qualità, a cui devono attenersi tutti i soggetti gestori,vengono indicati i parametri di efficienza da raggiungere assumendo come riferimento i soggetti pubblici che garantiscono economicità efficienza e trasparenza.
In conclusione la gestione pubblica coordinata dall'Autorità di vigilanza può fornire un servizio di qualità con una tariffa equa, garantendo così l'attuazione degli impegnativi ed inderogabili piani di investimento.

Il Vicesindaco di Ponte di Piave
Luciano De Bianchi

Ponte di Piave, 28 luglio 2011